evento abbinato all'asta di maglie sporive ed alla
Lotteria della Solidarietà 2007
A meno di un anno di distanza dalla Lotteria della Solidarietà 2005 organizzata da Gabnichi Onlus, ci ritroviamo con Graziano Salvadori per parlare di lui, della sua attività di cabarettista e attore e naturalmente per ringraziarlo di aver accettato anche quest’anno la conduzione della serata di beneficenza “Sport for Africa”.
Squadra che vince non si cambia, dice un
proverbio e Gabnichi, visto il successo dello scorso anno, ti
riconferma show man della Lotteria di Solidarietà 2006.
Cosa ti ha spinto ad accettare di nuovo?
Prima di tutto l'amicizia, quella che mi lega a Luca Venturi (presidente
di Gabnichi Onlus, ndr) e a Leonardo Venturini, (il fratello
più piccolo di Venturi, come lo apostrofa con una battuta
Salvadori e noto commerciante senese, ndr). Sono loro
che mi hanno proposto la conduzione della Lotteria della Solidarietà lo
scorso anno e che mi hanno ricontattato per la serata di gennaio.
Nonostante all'inizio fossi un pò spaventato dalla presenza
di tutte quelle personalità del mondo dello sport, è stato
molto divertente, per cui appena mi hanno chiesto di presentare
anche questa edizione ho detto si. Ammetto che mi ha lusingato
molto essere riconfermato, ho pensato che Gabnichi, visto il successo
della Lotteria 2005 volesse salire di grado e chiamare sul palco
un nome più illustre. Dunque è con grande piacere
che presenterò la serata “Sport for Africa” al
Teatro dei Rozzi di Siena.
La tua carta vincente è la comicità, ma spesso la
risata nasconde riflessioni amare. Achille e Maruska, due tra le
tue creatura più famose, sono due personaggi originali e
divertenti, ma la loro apparente ilarità è fatta
anche di debolezze, di situazioni di vita e di problemi quotidiani
reali da affrontare. La comicità, allora, può rappresentare
un modo per far passare al grande pubblico, divertendolo, anche
temi più impegnativi e profondi?
Sicuramente si. Almeno per me - poi ci sono anche le persone serie!
- la comicità è la base di tutto; qualsiasi situazione
o episodio può essere rapportato alla comicità, in
ospedale o anche ad un funerale, dove nelle prime file si piange
e nelle ultime si ride. Questa è la vita, si può sempre
trovare il lato comico delle vicende che ci accadono. Per esempio
la caduta. Quando vedi una persona cadere, sicuramente ti viene
da ridere. Magari non è carino farlo quando qualcuno si
fa male, ma il più delle volte, mentre ci allontaniamo e
ripercorriamo mentalmente i frame dello scivolone, ci viene da
ridere lo stesso. Sorridere fa bene, lo dicono anche le ricerche
scientifiche. Ed io voglio far star bene la gente facendola sorridere.
Quanta importanza ha per te, come uomo, saper
affrontare la quotidianità con
il sorriso? E’ così che affronti la vita di ogni giorno
oppure la comicità ti riesce meglio sul palco?
La comicità fa parte della mia vita quotidiana, io sono
sempre così, sul palco come a casa. E per questo mia moglie
spesso non è proprio contenta. Diciamo che ci sono cose
in cui non puoi far buon viso a cattivo gioco - sempre per citare
mia moglie - quando parlo con lei non sempre mi viene da ridere.
Però, in generale, mi ritrovo nella filosofia di vita del
bicchiere mezzo pieno, anziché mezzo vuoto.
La tua carriera di artista è partita dal cabaret, per poi
approdare al teatro ed al cinema. Dov’è che riesci
ad esprimere te stesso nel modo migliore? tra la gente di una piazza
affollata oppure in video, davanti alla telecamera?
Mi piace il contatto diretto con il pubblico, per cui mi trovo
meglio in mezzo alla gente o in teatro. La tv mi piace quando ti
esibisci davanti ad una platea vera, non sopporto le risate finte.
Quando facevo Aria Fresca (trasmissione del '95 condotta da Carlo
Conti su Videomusic, ndr ) il pubblico pagava un biglietto
per assistere allo show e questo faceva si che le persone fossero
esigenti. Però, al tempo stesso, sapevi che se ridevano
era perché eri riuscito davvero a farli divertire. Non mi
piacciono gli applausi a comando, quelli che arrivano inopportunamente,
magari quando non hai neppure finito di dire la battuta.
Il cinema, invece, è spesso noioso per la parte relativa
alle riprese, quando giri le ore per fare una scena da trenta
secondi, ma a lavoro finito è una soddisfazione enorme rivedere
il tuo “faccione” sullo schermo.
Indiscrezioni ci dicono che hai intenzione
di realizzare un film che parli della vita dei bambini affetti
dalla sindrome di Down. Puoi darci qualche anticipazione sul
progetto o è ancora
top secret?
Di questo progetto posso dirti solo una cosa, il titolo, “Le
farfalle hanno le ali per volare”. Nasce da un'idea mia e
di Niki (Giustini, ndr), poi io ho scritto la sceneggiatura
e spero di poter fare anche la regia. Per il resto non so altro.
Sono molti gli artisti che fanno da testimonial
per associazioni benefiche e di solidarietà o che partecipano ad eventi per
raccogliere fondi e sensibilizzare l’opinione pubblica su
temi sensibili. Dov’è sta il confine tra il farsi
pubblicità cavalcando le buoni azioni e la spontaneità di
chi lo fa soltanto perché ci crede?
Nel tuo caso, per esempio, perché hai deciso di prestare
il tuo sorriso a Gabnichi?
Lo faccio per amicizia e perché credo davvero nella solidarietà.
Ci sono probabilmente anche personaggi più o meno famosi
che lo fanno per farsi pubblicità, ma lì si parla
di alti livelli televisivi, in programma con share importanti.
Non è il caso mio, visto che per Gabnichi non ho voluto
neppure il rimborso spese!!
Intervista del 21 settembre 2006
Ilaria Bonifazi