evento abbinato all'asta di maglie sporive ed alla
Lotteria della Solidarietà 2007
Ciclista, Michele Bartoli è considerato
uno dei migliori corridori italiani degli ultimi anni. Diventa
professionista nel 1992, esordendo nella Classica di San Sebastian
e si afferma ben presto come specialista delle gare in linea; in
particolare dimostra una predilezione per le classiche del Nord,
tanto da guadagnarsi il soprannome di Leoncino delle Fiandre. Ottiene
la prima vittoria da professionista alla Settimana Siciliana del
1993. Tra le sue principali vittorie spiccano il Giro delle Fiandre
del 1996, la Liegi–Bastogne-Liegi del 1997 e del 1998, la
classifica generale di Coppa del Mondo nel 1997-98, il Giro di
Lombardia nel 2002 e nel 2003. Al termine della stagione 2004 si è ritirato,
anche a seguito dei postumi dei gravi infortuni riportati in carriera:
la rottura del ginocchio destro al Giro di Germania 1999 e la frattura
al bacino nel Giro d’Italia 2002. In tutto fra i professionisti
ha vinto 57 corse e ha indossato per un giorno la maglia rosa di
leader del Giro. Oggi è sposato e vive a Montecarlo di Lucca
con la moglie Alessandra e la figlia Clarissa, nata nel 2002.
Michele, sei stato considerato uno dei
migliori corridori italiani degli ultimi anni.
Hai terminato, infatti, l’attività agonistica alla
fine della stagione 2004, con 57 vittorie all'attivo, tra cui 7
prove di coppa del mondo e due classifiche finali (97 e 98). Cosa
ha rappresentato e rappresenta il ciclismo nella tua vita?
è praticamente tutto. Ho iniziato ad andare in bicicletta a 6 anni ed
ho smesso a 34, quindi sono 26 anni di bicicletta. Diciamo che è stata
una cultura di vita. Lo sport ha sempre primeggiato nei miei pensieri, da quando
ero bambino fino a pochi anni fa. Il ciclismo è una parte importantissima
per me.
A 34 anni, con un buon contratto ancora fra le mani almeno
fino al 2005, hai deciso di lasciare il ciclismo, dimostrando
di non essere abituato alle mezze misure. In una tua dichiarazione
hai detto: "mi sono convinto che continuare senza essere
competitivo al 100% non avrebbe più avuto senso. Mi
mancano gli stimoli per poter continuare, ed io non potrei essere
un corridore di primo piano senza stimoli”. Di quali stimoli
ha bisogno uno sportivo per continuare nel proprio lavoro?
Ho lasciato il ciclismo perché mi mancava la voglia di sacrificarmi
per ottenere i risultati che puntualmente servono per andare avanti.
Era nata da pochi mesi la mia bambina e non me la sentivo di sacrificare
la famiglia per l’attività. Così ho preferito
interrompere, anche se avevo ancora un anno di contratto davanti.
Non mi sembrava giusto continuare, per quelli che mi pagavano e
per i tifosi, che erano abituati a dei risultati buoni, che però non
arrivavano. Ed anche dentro di me mi sentivo che sarebbe stato
difficile ottenere dei traguardi di prim’ordine. Al momento
il ciclismo da professionista mi manca, devo ammettere che ancora
non ho superato questo distacco, ma questa è la vita, e
bisogna andare avanti.
Nel 2005 hai scoperto il bellissimo mondo delle Granfondo,
fatto di tifosi e veri appassionati di ciclismo. Da qui è nata
l'idea di portare a Montecarlo, il paese in provincia di Lucca
dove vivi, una manifestazione di alto livello e vero ciclismo,
che porta il tuo nome. Come sta andando quest’esperienza?
La Granfondo Michele Bartoli di quest’anno è andata
come speravamo: tutto bene, sia per la sicurezza sulle strade che
per il numero di adesioni ricevute. Siamo già a lavoro per
il prossimo anno, ci sarà un cambiamento di data che ci
vedrà impegnati il 27 maggio. Fino ad ora avevo sempre
rifiutato le proposte di dare il mio nome o di fare il testimonial
a manifestazioni di questo tipo, perché avevo sempre avuto
l’idea di poterla creare io. è una cosa che mi piace
e mi diverte molto, spero che possa andare avanti negli anni.
Toglici una curiosità: avevi un portafortuna da
portare sempre con te durante le gare, oppure preferivi eseguire
meticolosamente le stesse azioni in modo scaramantico prima di
affrontare una prova importante? O sei forse tra coloro che non
credono affatto a questo tipo di cose?
Non avevo niente, nessun gesto, amuleto o portafortuna. Ho sempre
fatto affidamento su di me, certo sperando che la fortuna mi potesse
dare una mano!
Questa intervista andrà sul sito di Gabnichi,
una Onlus che conosci bene visto che già lo scorso anno
ci hai dato un grande aiuto per la Lotteria di solidarietà 2005,
a cui eri presente. La tua immagine e la tua fama di grande ciclista,
infatti, può contribuire ad avvicinare ed incuriosire
qualche persona in più all’azione di solidarietà di
Gabnichi. A questo proposito, credi che gli sportivi dovrebbero
partecipare di più ad iniziative benefiche, prestando
il loro volto o con la propria presenza?
Penso proprio di si, anzi, credo sia quasi un dovere. Per quanto
mi riguarda, dare una mano è un piacere e ne vado orgoglioso.
Purtroppo non tutti nella vita nascono fortunati, per cui non vedo
perché coloro che hanno maggiori opportunità non
debbano aiutare gli altri, facendolo con il sorriso. Essere solidali
che con chi ha bisogno dovrebbe dare felicità a chi lo fa.
Il 15 gennaio Gabnichi organizza la seconda edizione
della Lotteria di solidarietà insieme ad un’asta
di beneficenza per raccogliere fondi da destinare all’Africa.
Non ci rimane che invitarti. Sarai al Teatro dei Rozzi di Siena
per darci una mano?
è chiaro, ci sarò sicuramente, e spero che possa andare ancora
meglio dello scorso anno, che già fu un successo incredibile. Sono felice
di poter prestare ancora una volta il mio volto e la mia persona, mi fa davvero
piacere!
Intervista del 4 ottobre 2006
Ilaria Bonifazi