evento abbinato all'asta di maglie sporive ed alla

Lotteria della Solidarietà 2007

interviste

Alberto

Alberto, 31 anni, centrocampista del Siena, è arrivato in Italia dal Brasile nel 2000. Approdato ad Udine, ha esordito nella serie A italiana nella partita Udinese–Venezia. Dal 2004 veste la maglia della squadra toscana AC Siena.

L’associazione tra la terra da cui provieni, il Brasile ed i grandi nomi del pallone, come Ronaldo o Pelè, è presto fatta. Anche te, come tanti altri calciatori brasiliani, hai cominciato a giocare tra le strade polverose delle periferie?
Si, è una situazione piuttosto comune in Brasile. Ho sempre giocato per strada con i miei amici d’infanzia, era la cosa che più ci piaceva fare, era naturale. Dopo la scuola, appena ci riunivamo con gli amici, andavamo immediatamente a giocare a pallone per strada.


Nel tuo paese, il Brasile, la vita nella favelas delle grandi città vede, purtroppo, crescere tanti bambini e adolescenti con il rischio di una vita di emarginazione e povertà. Il fenomeno dei bambini di strada è tristemente diffuso. Come vivi queste situazioni e con quanta sensibilità andrebbero affrontatati?
Purtroppo il Brasile è un paese del Terzo Mondo, con tanta povertà e problemi quali la mancanza di lavoro, con tutte le conseguenze della disoccupazione. I bambini ne soffrono molto, non hanno molte opportunità; spesso non possono andare a scuola, non hanno una casa, non hanno quella vita serena che dovrebbero avere tutti i bambini. Speriamo che il nuovo governo in carica riesca a fare qualcosa per migliorare la situazione, soprattutto verso di loro.

Se a Siena da quasi tre anni, come ti trovi a vivere in Toscana, una terra conosciuta tra le più belle al mondo? Che rapporto hai con i tuoi compagni di squadra?
Mi trovo molto bene, mi piace Siena e la sua campagna, con tutti quei bellissimi casali. E poi sto bene con la squadra, gioco in una società in cui posso lavorare tranquillamente, senza alcuna pressione e questo facilita molto sia me che i mie compagni. La domenica abbiamo la fortuna di scendere in campo sereni, e questo è davvero una cosa importante per un giocatore.

Toglici una curiosità: hai un portafortuna che porti sempre con te quando scendi in campo, esegui meticolosamente le stesse azioni in modo scaramantico prima di affrontare una partita importante, oppure non credi affatto a questo tipo di cose?
Non sono scaramantico, l’unica cosa che faccio sempre prima di giocare è pregare Dio, per non farmi male, ed anche perché non si facciano male i mie compagni, né gli avversari. Non ho nessun tipo di portafortuna, a quelli non credo.

Questa intervista andrà sul sito di Gabnichi, una Onlus che conosci bene visto che già lo scorso anno ci hai dato un grande aiuto per la Lotteria di solidarietà 2005, a cui eri presente. La tua immagine di calciatore del Siena, infatti, può contribuire ad avvicinare ed incuriosire qualche persona in più all’azione di solidarietà di Gabnichi. A questo proposito, credi che gli sportivi dovrebbero partecipare di più ad iniziative benefiche, prestando il loro volto o con la propria presenza?
Dovremmo fare di più, alla fine facciamo anche troppo poco, soprattutto noi calciatori che siamo dei privilegiati, anche rispetto agli altri sportivi. è soprattutto per i bambini che dobbiamo impegnarci, per quelli che non hanno neppure la possibilità di giocarci con un pallone, perché non ce l’hanno.

Il 15 gennaio Gabnichi organizza la seconda edizione della Lotteria della Solidarietà insieme ad un’asta di beneficenza per raccogliere fondi da destinare all’Africa. Non ci rimane che invitarti. Sarai al Teatro dei Rozzi di Siena per darci una mano?
Ci sarò perché mi fa piacere, anche se mi rendo conto che è veramente poco quello che posso fare. Anche quando vado in Brasile cerco sempre di fare qualcosa. Magari sono piccole, ma lo stesso importanti per dare una mano a chi è stato meno fortunato.

Intervista del 4 ottobre 2006

Ilaria Bonifazi

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