È davvero una grande emozione poter incontrare
una regina della musica mondiale, che ha suonato
con Hugh Masakela, Dizzy Gillespie, Harry Bellafonte
e Paul Simon, che si è esibita davanti al
Santo Padre Giovanni Paolo II, che ha combattuto
per e con Nelson Mandela contro l’Apartheid,
che ha vissuto in prima persona l’avvilimento
dell’esilio dalla propria terra, riuscendo
a trarne la forza per trasformare una potenziale
sconfitta in vittoria, non solo e tutt’altro
che personale. Ha dato voce, e che voce, al tema
sociale della disuguaglianza e dell’ingiustizia;
una “guerriera” di pace, che persegue
con tenacia il sogno di un’unione africana;
un’ambasciatrice di solidarietà, che
promuove l’emancipazione della donna africana.
Anche nell’incontro tenuto con i giornalisti
prima del concerto di Siena del 24 agosto 2005,
Miriam Makeba ha ribadito il suo impegno di promozione
dell’Africa, perché se ne conosca
la vera essenza ed un’identità troppo
a lungo bistrattata da un Occidente socio-economicamente
forse più evoluto, ma anche che presume
di essere sempre nel giusto. Ha ripetutamente parlato
di “unione africana”, ed alle domande
sull’argomento Cooperazione, la cantante
si auspica che qualunque azione si proponga, prima
di tutto, di investire sulla Persona.
Quanto a
Gabnichi, non può che ritenersi d’accordo
con Miriam e ribadire che la propria filosofia consiste
nell’adozione di tecnologie appropriate al
contesto, nell’ottica di promuovere l’autonomia
e l’identità locali, realizzando interventi
che rispettino la realtà in
cui vanno ad inserirsi.